Un Capitano....cè solo un capitano!!!!! Michela Culiani Co.GE. D Pallavolo Teatina

Romana, trent’anni appena compiuti, Michela Culiani è da questa stagione il capitano della CO.GE.D. Pallavolo Teatina. Il suo percorso da giocatrice l’ha portata a militare in varie squadre e diverse categorie, fino a condurla in Abruzzo, in un’ambiziosa realtà di B2. Appena arrivata, lo spogliatoio le ha subito offerto la fascia da capitano, riconoscendo in lei quelle doti di esperienza e di leadership richieste a chiunque voglia indossare quella ambita, ma a volte pesante fascia al braccio.

Per la prima volta nella tua carriera sei capitano… cosa significa per te indossare quella fascia al braccio?

Ero stata capitano solo nelle finali nazionali Under 18, e se già allora era stato bello ora, dopo qualche anno, lo è ancora di più. È un onore e un onere, ci sono tante responsabilità ma mi piace molto interpretare questo ruolo, soprattutto per la possibilità (ma in fondo è una necessità) di fare da tramite e da canale di comunicazione tra squadra, staff tecnico e società.

La figura del capitano per te è sempra stata un punto di riferimento?

Assolutamente sì. I capitani che ho avuto sono stati i miei modelli, i miei punti di riferimento e non nascondo che mi ci identificavo, volevo essere come loro, soprattutto per le qualità di leadership che mostravano. L’idea di fare il capitano non mi ha spaventata, anzi l’ho accolta come una sfida che, in fondo, ho sempre sognato di affrontare. La parte più difficile è riuscire a mettere un po’ da parte se stessi e anteporre sempre il bene della squadra, anche quando il tuo interesse personale potrebbe portarti ad agire diversamente. Non c’è un manuale per fare il capitano, ma credo di essermela cavata fino ad ora.

In tutti questi anni da giocatrice, durante i quali hai potuto conoscere squadre, categorie e contesti diversi, come hai visto cambiare il mondo della pallavolo femminile? Rispetto ai tuoi inizi quanto è diverso ora?

Sotto alcuni aspetti il movimento e direi in generale lo sport della pallavolo hanno fatto dei passi indietro, ma allo stesso tempo in altri ambiti ci sono stati dei miglioramenti. Poi dipende molto dal percorso individuale di ognuno di noi: io per esempio posso dire di aver ritrovato quest’anno, da quando c’è Giorgio Nibbio sulla panchina della CO.GE.D., un modo di allenarsi, di preparare e di vivere la pallavolo che io credevo fosse perduto, e che è lo stesso di cui avevo fatto esperienza da ragazzina, nei miei primi anni.

Per il futuro della pallavolo femminile, anche immaginando un tuo diretto coinvolgimento in una veste diversa da quella della giocatrice, cosa andrebbe fatto secondo te? In quale direzione bisognerebbe andare per migliorare questo mondo?

Come allenatrice ho già avuto esperienze con vari gruppi giovanili, e devo dire che mi è venuto tutto molto facile e automatico, perché trasmettere l’amore per la pallavolo per me è qualcosa di naturale. In futuro, una volta smesso di giocare, mi piacerebbe trasmettere alle atlete che allenerò il modo con il quale ho vissuto la pallavolo per tanti anni: la serietà, l’impegno ma anche l’entusiasmo di andare in palestra, di lavorare, di migliorarsi. A volte questo ti porta a compiere magari dei sacrifici nella vita personale, ma ti insegna anche a stare in un gruppo, a rispettarsi l’una con l’altra, a sudare insieme verso un unico obiettivo. Tutti dovremmo insegnare ai giovani che si approcciano a questo sport ad essere come delle spugne, pronti ad assorbire tutti gli insegnamenti e i suggerimenti che arrivano. Vedo tanto potenziale sprecato in giro, “tanto pane e pochi denti”: il talento da solo non basta, servono dedizione, serietà e impegno.

E invece che futuro ti aspetti per la Pallavolo Teatina?

In questo momento ho una visione assolutamente rosea della Pallavolo Teatina e del suo futuro, anche troppo forse: a casa mi dicono che sembro “Alice nel paese delle meraviglie”. Secondo me questa società e questa realtà possono fare il boom: ci sono tutti i presupposti e le fondamenta solide perché diventi un punto di riferimento per il futuro.

Ora torniamo al presente e facciamo un gioco: per ogni tua compagna indicaci un aggettivo, al massimo una breve frase che la descriva… Iniziamo con Lorenza Lupidi

Disponibile.

Federica Matrullo

Perseverante.

Ramona Ricchiuti

Lei è anche una grande amica… direi altruista.

Teresa Frate

Cazzuta.

Simona Galiero

Animale (nel senso delle enormi potenzialità fisiche che ha).

Iza Kus

Rasserenante.

Ilaria D’Angelo

Cavallo pazzo… o cartone animato.

Corinne Perna

Affidabile.

Alice Di Tonto

Con lei è difficile perché me ne vengono in mente troppi di aggettivi… abbiamo un bellissimo rapporto, di stima reciproca. Alice è una persona, sì, degna di stima, un punto di riferimento.

Agnese Michetti

Soldatino.

Claudia Mazzarini

Matura, stimolante, aggregante. Un pezzo di cuore.

E sull’allenatore? Su Giorgio Nibbio?

Un’occasione, per tutte noi.

Recentemente il tuo fidanzato ti ha fatto la “grande proposta”, porgendoti l’anello durante un allenamento. Un evento così emozionante e importante è stato reso ancor più emozionante per il fatto di essere avvenuto in palestra, davanti alle tue compagne, mentre giocavi a pallavolo?

Assolutamente sì. Non mi aspettavo la proposta, mi ha ovviamente sorpresa ma poi, a mente lucida, ho pensato che non poteva che accadere qui a Chieti: in un posto dove mi sento a casa, dove sto vivendo una stagione fantastica, a contatto con le persone giuste. Il ricordo di questa stagione sarà ancora più vivido ed emozionante per me, per quello che stiamo facendo in campo e per quello che sta avvenendo fuori.

In conclusione: per Michela Culiani, la pallavolo… che cos’è? Che significa? Di quali valori è veicolo?

La pallavolo per me è stata ed è ancora un insegnamento di vita, è la mia vita. Dico sempre che se avessi dieci vite farei un sacco di cose diverse, ma tra di esse ci sarebbe sempre, e comunque, la pallavolo. Nonostante i miei trent’anni non sono ancora stanca di questo sport, e nemmeno nei pochi momenti difficili che ho vissuto in carriera ho mai pensato di mollare. Forse qualche centimetro in più mi avrebbe fatto comodo e avrei potuto fare una carriera superiore, ma quello che ho raggiunto e che sto vivendo mi va benissimo. Spero che il fisico mi supporti e mi permetta di continuare a giocare ancora a lungo, magari qui a Chieti.

Un ringraziamento o una dedica speciale?

Il mio ringraziamento va, in generale, a chi crede ancora in questo sport e in me. Sul piano personale, il primo grazie non posso che rivolgerlo ai miei genitori, che mi hanno sempre seguita e appoggiata ovunque, in qualsiasi scelta. Sono stati sempre spettatori presenti ma mai invadenti, sempre oggettivi e mai eccessivi. Auguro a tutte le giovani che stanno iniziando a giocare di avere dei genitori come i miei, persone che, come mio padre, non le hai mai viste piangere in vita tua, ma che qualche lacrimuccia gliel’hai vista spendere mentre ti vedevano sul campo: mentre ti vedevano giocare e si accorgevano, loro per primi, che eri felice.

 

Intervista di
Giuseppe Mrozek


Last update: 2019-02-07 20:56